Smart grid e professioni del futuro

 

Double exposure of city and businessman on the phone

 

Parlando di energia, tutti gli addetti ai lavori concordano sul fatto che il panorama energetico italiano ha di fronte a sé una partita epocale.
Le utilities, è noto, dovranno affrontare nei prossimi dieci anni un cambiamento radicale: la sfida è riuscire a trasformare il modello di business “classico” in uno “nuovo”, che sappia far fronte in modo efficace alle esigenze del mercato e alle evoluzioni tecnologiche.

Analizziamo brevemente perché e in che modo il modello attuale non sia soddisfacente.

Attualmente l’Italia è in stato di overcapacity, ovvero la capacità produttiva del sistema paese è fortemente superiore rispetto alla richiesta di picco. Le motivazioni che hanno portato all’attuale stato sono principalmente 4: l’investimento enorme sulla costruzione di nuove centrali a ciclo combinato dagli inizi del 2000, l’aumento significativo della produzione di energia da FER a partire dal 2007, lo sviluppo costante delle nuove tecnologie dell’efficienza energetica e il calo dei consumi dovuto alla riduzione dell’attività industriale.

Tutte le correnti di pensiero ritengono che la direzione da seguire, direzione che le principali utilities in partnership con i fornitori di tecnologia stanno già seguendo, sia la digitalizzazione delle rete, che permette di coniugare in modo efficiente la richiesta crescente di efficienza dei consumi (intesa in questo senso come abbattimento del picco) con la non-programmabilità delle rinnovabili.

La trasformazione è capibile in termini concettuali. Mentre la logica delle rete classica è sostanzialmente di distribuzione, ovvero la produzione è centralizzata in pochi poli produttivi e poi viene distribuita in tutto il paese, la smart grid sarà una generazione diffusa, capillare su tutto il territorio, che alcuni dicono democratica.
Un ruolo centrale lo avranno le infrastrutture ICT che regoleranno in modo “intelligente”, ovvero facendo largo uso della digitalizzazione diffusa, il ciclo produzione-consumi-storage, in modo da efficientare tutto il processo: produzione, consumi, rinnovabili, stoccaggio.
La rete sta diventando da elettrica a elettronica, con tutte le conseguenze del caso.

Cosa cambierà dal punto di vista professionale? Sicuramente molto.
Attualmente la quantità di professionalità, prevalentemente ingegneristiche, che possono vantare una comprensione significativa di tutte le necessità tecnologiche, informatiche e commerciali di una smart grid diffusa sono limitate in quanto è ancora tutto da costruire.
La domanda è: si tratterà principalmente di una riconversione di professionalità esistenti a un modello next-gen, o la parte del leone la faranno i ragazzi che affollano le nostre università di ingegneria, ancora oggi eccellenza nel mondo? Probabilmente un mix delle due.
Un suggerimento ci permettiamo di darlo: siamo ragionevolmente sicuri che iniziare a occuparsi, a livello accademico per i laureandi che ci leggono, di come adattare la digitalizzazione della produzione e dei consumi energetici sarà un’ottima scommessa per il vostro futuro professionale.

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