L’energy storage, il futuro di adesso

 

Ormai da qualche anno, parlando di innovazione tecnologica relativa al mondo dell’energia in generale, le due direzioni di sviluppo che vengono ripetute come un mantra dagli addetti ai lavori sono sempre le stesse: Smart Grid, Energy Storage.

In questa sede, vorremmo concentrarci sul secondo, ovvero su quali siano le prospettive relative ai sistemi di accumulo, e come queste potranno influenzare il sistema elettrico italiano.

Iniziamo con una precisazione, da cui deriva il titolo di questo documento. I sistemi di accumulo energetici non sono una prospettiva futura che forse potrà influenzare in modo più o meno significativo il mondo energetico. Sono una realtà, attuale e presente sul mercato. Certo, ad ora lo sviluppo è minimale, sicuramente ci sono quote di mercato enormi che lo storage può e deve ancora conquistare, ma i sistemi esistono già, sono già economicamente efficienti (perlomeno in alcuni casi) e talvolta sono la conditio sine qua non dell’installazione reale di nuovi impianti.

A ben vedere, per certi versi lo storage ricorda il periodo del fotovoltaico pre 2010. In questo caso, l’augurio è che i governanti possano evitare di ripetere gli errori, quasi pacchiani, che hanno commesso incentivando tale filiera. Se è vero che la storia insegna ma più spesso viene dimenticata, ci auguriamo che perlomeno la storia recente possa rimanere viva nelle menti del legislatore.

Le tre tipologie di batterie, piombo, litio e idrogeno, hanno diverse tipologie di applicazioni. Le più interessanti sono sicuramente quelle correlate al mondo FER in generale. Da tempo sentiamo ripetere che il più grande limite allo sviluppo delle rinnovabili è appunto la non-prevedibilità della produzione. Ma la soluzione c’è, lo storage appunto. Immaginiamo che l’energy storage acquisisca quote di mercato sempre più significative, tali da creare una reale e significativa economia industriale. Ipotizziamo anche che vengano introdotti degli incentivi significativi per l’installazione di nuovi impianti FER ma solo se correlati a sistemi di accumulo, oppure incentivi ad aggiungere un sistema di accumulo ad un impianto pre-esistente. A questo punto la domanda è: quale potrà essere l’effetto sul panorama energetico? Rimarrà un business di nicchia o riuscirà a causare una trasformazione nel settore simile a quella operata dalle rinnovabili dai primi anni 2000 ad oggi?

I sistemi di accumulo collegati direttamente alla rete, danno prospettive diverse direttamente alle utilities. Secondo alcune riviste di settore, il peggio per le utilities è passato, progressivamente l’Italia ridurrà la sua quota di overcapacity, e la mancanza di installazione di nuovi impianti FER ridarà linfa vitale alla produzione elettrica tradizionale.

Chiediamoci: immaginare l’introduzione massiva di sistemi di accumulo direttamente collegati alla rete, potrà avere un effetto talmente importante da abbattere significativamente il picco di consumi, e quindi razionalizzare in modo strutturale per tutto il sistema italiano la produzione di energia, o avrà un effetto limitato e locale?

Tante domande, la sfida sarà, per tutti gli operatori del settore, dare le risposte giuste e intraprendere un percorso strutturato di avvicinamento e di scoperta delle sinergie operative tra l’energia come l’abbiamo sempre conosciuta e le nuove tecnologie.

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